Agenti del Gruppo operativo mobile nell'aula bunker dove depone il pentito Giovanni Brusca al processo per le stragi del '93
FIRENZE - I rapporti della mafia con la politica, la trattativa, i contatti con Silvio Berlusconi e Marcello Dell'Utri, Nicola Mancino come destinatario del papello di Totò Riina: sono diversi i temi affrontati da Giovanni Brusca nella sua deposizione oggi a Firenze nell'aula bunker in occasione del processo sulla strage dei Georgofili, in cui il pentito sostiene, prima di tutto, che "nel 1992 Cosa nostra aveva rapporti con la sinistra, con politici locali, con Lima e a livello nazionale con Andreotti.
E parla a lungo di Silvio Berlusconi e Marcello Dell'Utri. "Con le stragi del '93 non c'entrano", dice Brusca, perché la situazione "è collegata al passato". "Non sono i mandanti esterni delle stragi di mafia del 1993". Il loro coinvolgimento come controparte per la criminalità organizzata si sarebbe manifestato subito dopo, secondo il pentito. "In una conversazione", ha precisato il pentito, "si parlava di Berlusconi e di Dell'Utri quali mandanti esterni delle stragi, io dicevo che non c'entravano niente."
"Contattai Berlusconi nel '93: O accordo o altre bombe". Brusca riferisce però di aver contattato Silvio Berlusconi nel 1993 attraverso Mangano e Dell'Utri, per avvertirlo che in mancanza di un accordo la stagione delle bombe sarebbe continuata. Nella seconda metà del 1993 "mandai Mangano a Milano ad avvertire Dell'Utri e, attraverso lui, Berlusconi che si apprestava a diventare premier, che senza revisione del maxiprocesso e del 41 bis le stragi sarebbero continuate", ha detto il pentito. "Mangano - ha aggiunto - tornò dicendo che aveva parlato con Dell'Utri, che si era messo a disposizione".


