BARCELLONA - Sul nome della qualificata alla finalissima di Wembley in realtà c'erano pochi dubbi: questo Barcellona non è squadra che dilapida uno 0-2 esterno. La sfida di ritorno del Camp Nou era più che altro una questione di principio dopo la corrida dell'andata. In tal senso, il risultato di 1-1 dà modo ad entrambe le squadre di uscire a testa alta. Altissima quella del Barcellona, che conquista in maniera strameritata la finale, dove al 99% - il 100 non si dà proprio mai -, affronterà il Manchester United, che dovrà archiviare la pratica Schalke. Ha dimostrato qualcosa anche il Real Madrid, ben più propositivo rispetto a quello scialbo di 6 giorni fa. Per ora si ignora il Mourinho-pensiero: lo Special one se ne è rimasto in albergo. Chissà, qualche argomento polemico in casa blancos verrà trovato anche stavolta. Ad esempio l'annullamento di un gol a Higuain ad inizio ripresa (eravamo 0-0) non è sembrata decisione ineccepibile.
LA COSTRIZIONE DI MOU - Rispetto alla gara d'andata, Barcellona ancora più qualitativo: torna infatti la dolcezza di Iniesta ad orchestrare gioco accanto a Xavi, dietro il tremendo trio dei piccoletti Messi-Villa-Pedro. Mourinho, è 'costretto' almeno a cercare di fare la partita: lo dimostra la scelta di una trequarti d'assalto, con Kakà – preferito a Ozil – e Cristiano Ronaldo a sostenere Higuain. Caricati come non mai, i blancos sparano parecchie cartucce nel primo quarto d'ora: non arriva, e non arriverà neanche nel resto del tempo, alcuna occasione, ma il pressing disperato, da assalto alla baionetta, se non altro inibisce il possesso palla del Barcellona.


